Cenni storici

Nel corso dei secoli, la documentazione dell'Archivio storico civico ha subito diversi danneggiamenti e smembramenti, a partire dal XV secolo.
Nonostante queste vicissitudini, si deve alle disposizioni di tutela e conservazione emanate dall'Amministrazione comunale e all'opera di riordinamento e inventariazione di diversi archivisti, il fatto che la consistenza attuale dell'Archivio sia comunque considerevole.
Significativa fu l'opera del letterato Siro Comi, nominato nel 1786 ordinatore dell'archivio della Congregazione Municipale e in carica. L'archivista, dopo aver riunito tutte le carte nei locali della chiesa di Santa Maria del Carmine, a Pavia, suddivise le carte in filze ed assemblò in ordine cronologico tutti i documenti relativi ad una materia, indipendentemente dall'Ufficio di provenienza dei documenti medesimi. Gli subentrò nell'incarico l'archivista Visconti che ebbe l'incombenza di riordinare l'Archivio corrente, suddividendolo per materie. La preoccupazione di conservare correttamente i documenti più antichi spinse la Congregazione Municipale nel 1845, a versare “temporaneamente” all'Archivio notarile e, successivamente, all'Archivio di Stato di Pavia, gli atti del Tribunale di provvisione (1500-1786) ove si trovano tutt'ora conservati. Nel 1858 l'Amministrazione municipale incaricò il canonico Pietro Terenzio di un ulteriore ordinamento; lo studioso e storico locale se ne occupò con solerzia, ma "introducendo altri criteri, quindi scompaginando gli ordinamenti anteriori, senza venire a capo del nuovo". Mentre ciò avveniva, Carlo Bonetta nel 1864 disponeva per testamento, un legato per l'istituzione di un Museo civico di storia patria. Nel 1877 le pergamene comunali vennero trasportate al Museo civico e l'anno seguente fu nominato il nuovo archivista, don Cesare Prelini. Il 3 aprile 1887, la Biblioteca Bonetta venne aperta al pubblico “con il compito di promuovere gli studi storici, specie quelli che riguardano Pavia e la sua Provincia”. Nel 1892, pervennero i legati di Francesco Reale e Camillo Brambilla e nacque il Museo Civico di Storia Patria in cui conservare i lasciti Malaspina, Bonetta, Reale, Brambilla e il Museo archeologico. Nel 1894 Rodolfo Maiocchi venne nominato primo conservatore del Museo Civico; a lui si deve l'istituzione dell'Archivio Storico Civico, con il trasferimento da Palazzo Mezzabarba allo Stabilimento Malaspina, tra il 1895 e il 1903, di tutti i documenti comunali anteriori al 1815. La decisione fu contrastata soprattutto dal sindaco Pietro Pavesi che nell'adunanza del Consiglio comunale del 12 febbraio 1900, proponendo l'iscrizione di lire mille nel bilancio del 1900 per avviare l'ordinamento dell'Archivio, così parlò:

È parso alla Vostra Giunta che non potesse disinteressarsi dell'Archivio comunale onde metterlo nelle condizioni di riuscire veramente utile, sia dal lato amministrativo che agli studi di storia locale, da alcuni anni in lodevole risveglio, indice certo di civile progresso... Per cui adesso l'archivio vecchio è in parte al Malaspina, in gran parte e in deplorevole stato nella ex chiesa di San Quirico, dove venne trasportato nel 1875, dopo l'acquisto di questo Palazzo comunale. Alla vostra Giunta s'affacciano tre soluzioni del problema:
1) riordinare qui quanto ci resta e, fu sconvolto nei successivi ordinamenti secondo disparati criteri, e adattarne la sede, lo che sarebbe di molto vantaggio nella consultazione di alquante pratiche in corso;
2) passare tutti i documenti anteriori al secolo attuale al Museo civico di Storia patria, dove però mancano locali per disporli e non basterebbe più l'unico, per quanto competente, personale prof. Rodolfo Maiocchi;
3) iniziare trattative per l'istituzione in Pavia di un Archivio di Stato...
La Giunta studierà il da farsi...

E la Giunta decise tra il 1895 e il 1903 di completare il trasferimento della parte antica dell'Archivio comunale presso i locali del Museo civico, in piazza Petrarca 2. Dal 1939 al 1946 la direzione del Museo spettò a Luigi Magnaghi, Ufficiale Sanitario del Comune a titolo gratuito che raccolse l'eredità di Renato Sòriga. Negli anni Cinquanta, avviato il progressivo trasporto del Museo nella sede del Castello, si progettò che l'intero Stabilimento Malaspina divenisse sede della Biblioteca e dell'Archivio storico. Tra il 1978 e il 1979 lo Stabilimento di Belle Arti Malaspina fu restaurato e attrezzato come sede della Biblioteca civica “Carlo Bonetta” e dell'Archivio Storico Civico, le cui strutture risultarono raddoppiate. Ciò consentì di accogliere la documentazione dell'Archivio Comunale fino al 1940 depositata in precedenza presso il Palazzo municipale e di acquisire altri fondi di varia consistenza. L'ultima acquisizione in ordine di tempo, avvenuta nel 2016, si riferisce alla donazione degli studi professionali dell'ingegnere Carlo Alberto Sacchi e degli architetti Marco Chiolini ed Enrico Sacchi.


Per ulteriori approfondimenti si rimanda alle seguenti pubblicazioni.

  • Per così piantare col tempo la sua picciol libreria, 1887-1897. Catalogo della mostra. Pavia, Logos International, 1987.

  • Immagini della Biblioteca Bonetta. Comune, Assessorato alla cultura. Pavia, Edizioni Nuova tipografia popolare, 1999.

 
 

Strumenti di ricerca

All'interno del portale Archivio storico civico – Inventari sono accessibili gli strumenti di ricerca digitali per la consultazione degli archivi conservati.

Vai